Ogni giorno ti scopri su un filo. Non sai quanto possa reggere, ma sai che il filo è elastico ma non eterno. E' un filo che si allunga, si accorcia, si sposta secondo le necessità, a seconda di chi ci cammina. Per ora ci cammini tu e il tuo peso è estremamente variabile perché dipende da quanto hai mangiato stamattina a colazione e da quanti pasticcini ti sei sparato ieri a merenda. Dipende dai pensieri gravi che ti gironzolano in testa e dipende da quanto peso altrui ti sei caricato sulle spalle. E poi lo sai benissimo che, anche se tu sei abbastanza leggero, ti porti sempre dietro troppe parole. Parole pesanti che gravano su di te e anche su quel maledetto filo. Sono le parole che hai dentro, quelle che ti rigiri costantemente tra le mani, che volti e rivolti come se fossero un dolce che vorresti mangiare ma sai che la tua dieta non te lo consente. Dunque, sei estremamente combattuto, perché le parole che hai ancora tra le mani e che vorresti ringoiare sono parole amare, che ti fanno male allo stomaco sia se te le tieni per te, sia se ne fai l'uso che si suppone tu debba farne.
Insomma, se tu quelle parole te le ingoi, quelle stronze scendono giù giù giù per il tuo esofago, arrivano allo stomaco che secondo me le inacidisce tutte e poi ZAC: ti escono - dopo un lungo tortuoso e tormentato percorso - con il tono sbagliato.
Se, invece, trovi un po' le palle di non ingoiarle, intanto eviti che il loro terribile gusto amarognolo perduri nella tua bocca, dove le papille gustative gridano già vendetta, e poi le puoi ben confezionare, preparare, ricoprire di glassa e puoi dire le cose come stanno con il tono giusto.
Ci vogliono coraggio, determinazione, maturità.
Maturità.
Ci vuole sempre maturità.