Credo che andare all'estero (ma basterebbe allontanarsi dal proprio guscio di tradizioni quotidiane e familiari) sia un modo per entrare in contatto con usi e costumi un po' diversi dai propri, senza per questo radicarsi nella convinzione di avere usanze più o meno interessanti, civili e apprezzabili degli altri. Ma quando nelle mie emigrazioni estive mi trovo a fronteggiare un popolo di miei compatrioti assatanati, che si dimenano in uno stato di nudità quasi primitiva, lasciandosi andare ad atti e gesti poco consoni e troppo affini alle consuetudini sessuali delle fiere. ...quando mi trovo di fronte ad un gruppo di coloro che vengono solitamente definiti "burini di nazionalità italiana", in un'isola che con la mia patria non dovrebbe avere nulla a che vedere; quando il nettare degli dei (ossia la tanto amata birra) viene usato per bagnare i corpi nudi dei suddetti burini. Quando si verificano fenomeni di questo genere, allora sviluppo una serie di teorie sul "galateo del turista all'estero", di qualunque turista si tratti (in vacanza, in viaggio di lavoro, in gita scolastica, per caso).
Dato che le teorie e le norme di comportamento non sono - o almeno, non dovrebbero essere - unilaterali, diviene necessario per ogni buon turista che si rispetti metterle in pratica nel luogo di destinazione nello stesso modo in cui si vorrebbe che i turisti facessero nella nostra amata patria. Questo, secondo una certa logica, non vale per colui che non appare disturbato dalla presenza di un turista irrispettoso della sua nazione.
Detto ciò, secondo un buon codice di convivenza (assolutamente teorico), mi sembra lecito che io - nella mia città, sulla metropolitana della mia città, in mezzo a miei concittadini - possa leggere pacificamente seduta accanto ad altre persone, senza altro rumore di sottofondo che quello della ferraglia dei treni della tube milanese, il ronzio creato dai dialoghi degli altri passeggeri del mezzo, le eventuali note del suonatore di turno, la musica nelle mie orecchie. Mi sembra lecito, sarebbe lecito, sarebbe bello poterlo fare. E, in realtà, per quanto poco io usi i mezzi di trasporto, posso affermare di essere stata fino ad ora fortunata in materia, avendo spesso avuto l'opportunità di tornare a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, comodamente seduta in un vagone anche piuttosto pieno nell'ora di punta, leggendo pagine del romanzo di turno.
Fino ad ora, fino alle 18 di stasera, quando - mentre ero intenta a leggere, comodamente seduta - tutto il mio vagone è stato sommerso da una mandria di esseri bianchicci, proveniente dall'area nord del Regno Unito. Un gruppo di Scozzesi, non troppo sobri, si è riversato nel mio vagone della metropolitana, ma non è stato capace di farlo silenziosamente ed educatamente. "E poi dicono degli Italiani" è stata la banalità che mi è passata per la testa quando il più sbronzo di tutti ha cominciato a gridare note stonate di una canzone a me sconosciuta, che avrebbe potuto benissimo essere uno "sfottò" pieno di insulti e denigrazioni verso la squadra avversaria di quella scozzese di cui i suddetti bianchicci erano evidenti tifosi sfegatati. Con le loro sciarpe bianche verdi e gialle avrebbero potuto risultare simpatici, con le loro gote rosee e anche un po' troppo arrossate dall'alcool avrebbero potuto suscitare ilarità - cosa che in parte hanno fatto! - ...ma diciamo che l'approccio caotico e un po' maleducato che gli amici Scozzesi hanno avuto nei confronti della metropolitana milanese con i suoi passeggeri milanesi (già di natura poco disposti al sorriso) non è stata la scelta migliore che la popolazione nordica e isolana in questione potesse fare. Che i tifosi del gioco del calcio fossero dei simpatici e buffi caciaroni, già si sapeva, così come già era ben noto che la Gran Bretagna sfornasse simpatici soggetti un po' rubicondi per via dell'alcool che è solito colorire le loro altrimenti bianchicce guance. Ma diciamo che il mio incontro odierno con entrambe queste due categorie umane (o meglio, dis-umane), a me non troppo congeniali - il Tifoso e lo Sbevazzone Britannico - non è stato amichevole. Tornando alle sei del tardo pomeriggio, dopo una giornata molto faticosa, stanca, un po' assonnata e tanto desiderosa di rilassarmi anche sulla metropolitana leggendo il mio romanzo, non ho provato troppa gioia nel sentirmi frastornata dall'ubriaco scozzese di turno, che ho odiato fin da subito. Si potrebbe dire che non gli ho offerto in perfetto inglese il mio posto a sedere: me lo sono tenuta stretto e poi, ahimè!, sono anche dovuta scendere con i tifosi assatanati, che si stavano dirigendo in processione a San Siro per assistere alla partita per cui avevano volato fino alla nostra città lombarda per poi salire sulla mia metropolitana.
A dire il vero, con i miei amici scozzesi ho trascorso solo dieci minuti della mia lunghissima e interminabile giornata, ma sono bastati per farmi capire non tanto quanto io sia intollerante sotto Natale (ma questa è un'altra storia...), quanto piuttosto il mio alto livello di intolleranza verso le persone che non mostrano alcun rispetto per il vicino, per l'ospite, sia l'ospitante che l'ospitato. In questo caso nei confronti dell'ospitante, i nostri simpatici ospiti scozzesi si sono comportati da veri "italiani all'estero".
Senza troppa teorizzazione e regolarizzazione, senza paletti e schemi eccessivi ed eccessivamente restrittivi, bisognerebbe provare a mettere in pratica il rispetto per l'ospite (come vox media di ospitante e ospitato) per una migliore convivenza in generale.